Ecco perchè essere un tutore volontario mi fa sentire una persona migliore

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Si chiama Roberta Lo Bianco e vive a Palermo: psicologa, ha una figlia di cinque anni ed è stata una delle prime persone in Italia a essere nominata tutore volontario di minori stranieri non accompagnati. Oggi ha la tutela di tre ragazzi di 15 e 17 anni provenienti da Nigeria, Gambia e Guinea Conakry.

 

Roberta Lo Bianco è stata una delle prime persone in Italia a essere nominata, a giugno, tutore volontario di minori stranieri non accompagnati, una figura introdotta dalle Legge n. 47 del 7 aprile 2017. Ha iniziato quest’esperienza seguendo due diciasettenni: il primo è originario della Nigeria, mentre il secondo è arrivato in Italia dal Gambia e da poco è stato preso in affido da una famiglia. «Da due settimane sono tutore anche di un quindicenne della Guinea Conakry: mi piace dire che ci siamo scelti – racconta Roberta –. Ci siamo incontrati nella comunità di accoglienza del ragazzo nigeriano per la festa dell’Eid. Mi si è avvicinato è mi ha chiesto “Perché io non ho un tutore?”; in comunità è il più piccolo, ma quella domanda mi ha fatto riflettere: è iniziata così questa nuova storia».

 

Roberta ha 34 anni, è una psicologa, e lavora al CESIE di Palermo, dove gestisce progetti per l’inclusione sociale e la formazione dei giovani migranti nell’ambito del progetto Ragazzi Harraga.

 

È diventata tutore sei mesi fa ed è stata recentemente premiata dalla Fondazione Cariplo per essere stata una tra le prime persone in Italia a prendersi la responsabilità di diventare tutore volontario di minori soli. Ha seguito la formazione a Palermo, nel mese di giugno, poi a luglio ha iniziato le tutele. Il primo gruppo era formato da 50 persone: poche per i circa 600 minori stranieri non accompagnati presenti in città.

 

Ogni tutela è unica, ma con tutti i ragazzi Roberta ha un rapporto molto stretto: si sentono quasi ogni giorno al telefono e quando hanno un problema si rivolgono a lei per chiedere un consiglio. «Il piccolo è aperto e vuole stare molto tempo con me, fare delle cose insieme – racconta Roberta –. Il più grande è riservato, ma sa dove trovarmi. È soprattutto con lui che vivo qualche frustrazione, perché è il più “monello”: racconta qualche bugia, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri ragazzi della comunità, rientra tardi. Per questo tengo un rapporto costante con la comunità; intanto, cerco di fargli capire quali sono le conseguenze di queste azioni. Mi preoccupo per lui, ma non posso fare di più».

 

Il tutore volontario svolge compiti di rappresentanza legale, persegue il riconoscimento dei diritti del minore, promuove il suo benessere psico-fisico, lo sostiene e lo consiglia nel suo percorso di integrazione ed educazione, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. «É un ruolo che possono assumere tutti – rassicura Roberta –: le pratiche legali e burocratiche da sbrigare sono compatibili con un impiego di otto ore al giorno e non serve avere una professionalità specifica; la cosa più importante è la parte relazionale, tant’è che con me si sono formate tante casalinghe, donne in pensione e nonne. É senz’altro importante avere una certa apertura al confronto interculturale, ma – soprattutto – è necessario seguire un percorso di formazione. Bisogna imparare a gestire il proprio ruolo. Le parole dei tutori sono importanti per i minori: pronunciarsi su cose che non si conoscono rischia di creare delle false aspettative e alimentare delle illusioni».

 

Qualche tempo fa uno dei tre ragazzi le ha chiesto di ricevere un paio di jeans e una maglietta: «Era periodo di saldi e l’ho fatto, ma ero dubbiosa», riflette Roberta. «Questo non spetterebbe a me e ho cercato di chiarirlo bene anche per evitare richieste future in tal senso». Essere tutore, infatti, non implica la presa in carico domiciliare né quella economica. «Il problema, almeno qui a Palermo, lo vivono le comunità per i ritardi nei pagamenti. I ragazzi non hanno neanche il biglietto del bus».

 

Il tutore volontario è una figura importante di riferimento che garantisce a un minore non accompagnato i suoi diritti legali, civili e umani. «Siamo un supporto fondamentale, in un posto e in un momento in cui non hanno riferimenti famigliari – afferma Roberta –. Qualche giorno fa il più piccolo mi ha chiesto un libro: “voglio imparare a leggere in italiano”, ha detto. Così gli ho regalato “Il Piccolo Principe” e un libro per adolescenti dedicato a Falcone e Borsellino: sentire la loro curiosità e la loro progettualità è un grande emozione, perché senti che questi ragazzi vogliono e possono farcela. Essere tutore mi fa sentire una persona migliore: è senz’altro un grande arricchimento, di affettività e di nuovi spunti di riflessione».

 

Due aspetti che toccano Roberta in particolare, ma anche la sua famiglia. «Ho una figlia di cinque anni che è abituata a incontrare i ragazzi a casa, la domenica, quando pranziamo tutti insieme: è il nostro rituale – spiega Roberta –. Ha una relazione speciale soprattutto con il più piccolo dei tre: sono complici. Credo sia molto fortunata a crescere così, in una dimensione in cui tutte le persone hanno valore, indipendentemente dalla propria cultura, abitudini o religione».

 

Le FAQ dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza riportano un utile elenco delle attività concrete che il tutore può essere chiamato a svolgere.

 

Tutore volontario di minori stranieri non accompagnati: l’avviso dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza

 

Commenti

E’ meraviglioso che ci siano persone che si sentono meglio quando si occupano del benessere degli altri. Mi fa ritrovare un po’ di ottimismo per il futuro. Per fortuna in
Italia ci sono molto più volontari di quello che si pensi. Ogni parrocchia ne ha qualcuno !

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