Tutela sociale: Tutori in Rete avvia un percorso nazionale di advocacy

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Il 19 marzo 2026 si è svolto un incontro nazionale che ha riunito i referenti delle 20 associazioni e gruppi informali aderenti a Tutori in Rete, dedicato a un tema sempre più centrale nel dibattito sulla tutela dei minori stranieri non accompagnati: la tutela sociale nel passaggio alla maggiore età. 

 

L’incontro, realizzato in collaborazione con Oxfam Italia Intercultura, si inserisce nell’ambito dell’intervento “Tutori in Rete 2025–2026”, sostenuto dall’iniziativa Never Alone – per un domani possibile, e segna l’avvio di un percorso strutturato di analisi e advocacy a livello nazionale. 

 

Dalla tutela legale alla continuità delle relazioni 

Uno degli snodi più delicati nei percorsi dei minori stranieri non accompagnati è il compimento dei 18 anni. In questo passaggio, la figura del tutore volontario – centrale fino alla maggiore età – rischia di interrompersi proprio nel momento in cui diventa più necessaria una presenza adulta stabile. 

 

È in questo contesto che si colloca il tema della tutela sociale: il riconoscimento del tutore come figura di riferimento anche dopo i 18 anni, all’interno dei percorsi di prosieguo amministrativo. Un tema che non riguarda solo l’assetto normativo, ma la qualità dei percorsi di autonomia e la possibilità di garantire continuità relazionale, accompagnamento e orientamento ai neomaggiorenni. 

 

Le pratiche esistenti: esperienze da cui partire 

Il confronto tra i partecipanti ha preso avvio dall’analisi di alcune esperienze già attive a livello territoriale. In particolare: 

– nei Tribunali per i minorenni di Messina e Firenze, è già prassi inserire il nominativo del tutore nei decreti di prosieguo amministrativo, previo consenso del ragazzo e del tutore; 

– nel Tribunale per i minorenni di Lecce, viene previsto nei decreti di nomina un nulla osta affinché il tutore possa continuare a essere una figura di riferimento anche dopo la maggiore età. 

 

Si tratta di pratiche significative, che mostrano come sia possibile riconoscere formalmente una relazione già esistente, pur nella consapevolezza che non si tratta ancora di un diritto consolidato e uniforme a livello nazionale.

 

Una sfida ancora aperta: rendere la tutela sociale una prassi diffusa 

Accanto a queste esperienze, è emersa con chiarezza la necessità di un lavoro più ampio e strutturato. Oggi, infatti, la diffusione della tutela sociale è ancora disomogenea, molti neomaggiorenni non possono contare su una figura adulta stabile e manca un riconoscimento sistemico di questa funzione di accompagnamento. 

 

Per questo, Tutori in Rete ha scelto di assumere un ruolo attivo nel promuovere la diffusione e il riconoscimento della tutela sociale su tutto il territorio nazionale, valorizzando anche le esperienze già in atto e sostenendo la possibilità di estendere questa figura anche a chi non ha avuto accesso alla tutela volontaria. 

 

Le prossime azioni: informare, confrontare, costruire cambiamento 

A partire da questo primo momento di lavoro, prenderà avvio un percorso di advocacy che nei prossimi mesi coinvolgerà diversi territori.  In particolare, sono previsti incontri di diffusione in regioni in cui il tema è ancora poco sviluppato (Umbria, Abruzzo, Molise, Marche, Trentino-Alto Adige), momenti di aggiornamento e confronto nei territori dove sono già presenti esperienze di tutela sociale, e tavole rotonde con istituzioni, Garanti, Tribunali per i minorenni, servizi sociali e realtà del Terzo Settore.

 

L’obiettivo è costruire un quadro condiviso di pratiche e orientamenti, capace di rendere più stabile e riconosciuto il ruolo del tutore anche oltre la maggiore età. 

 

Una rete che costruisce continuità 

L’incontro del 19 marzo conferma il valore di Tutori in Rete come spazio di confronto tra territori e come soggetto collettivo capace di trasformare esperienze locali in azione nazionale. Nel lavoro sulla tutela sociale si riflette una visione più ampia: rafforzare la tutela volontaria non significa solo garantire diritti durante la minore età, ma costruire percorsi di autonomia sostenibili, in cui la relazione educativa possa continuare nel tempo. Perché è proprio nella continuità dei legami che si gioca, spesso, la possibilità di un futuro reale per i ragazzi e le ragazze che arrivano soli in Italia