Orientamento al lavoro: gli interventi di “Together” a Roma

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Accompagnare i minori stranieri non accompagnati o neomaggiorenni in percorsi di orientamento al lavoro: sul territorio romano, il Programma Integra forma i ragazzi del progetto “Together” per accompagnarli in una ricerca di lavoro attiva e ragionata e li segue nei percorsi di tirocinio attivati con l’obiettivo di favorire l’avvio di percorsi di autonomia sostenibili e duraturi.

 

Sono 14 i giovani accolti sul territorio di Roma che hanno seguito il percorso di orientamento al lavoro proposto dal progetto Together.

 

«I ragazzi hanno tra i 17 e i 19 anni – spiega Alessia Romano, referente per Save the Children del progetto –. La formazione ha messo l’accento sulle dinamiche del mercato del lavoro e sugli strumenti che assicurano una ricerca attiva e ragionata, a partire dal curriculum vitae fino ai colloqui di selezione. Allo stesso tempo, tutti i giovani coinvolti sono stati stimolati su tre aspetti essenziali per la ricerca di un impiego: progettualità, motivazione e concretezza».

 

A Roma, i ragazzi si confrontano con gli operatori di Programma Integra, una realtà che da diversi anni lavora per attivare processi di integrazione sociale di migranti e rifugiati, favorendo l’avvio di percorsi di autonomia sostenibili e duraturi.

 

Integra incontra i ragazzi che hanno concluso i corsi per l’apprendimento della lingua italiana e l’educazione civica presso il Centro CivicoZero romano: dopo aver effettuato la valutazione delle competenze e aver avviato la formazione, i giovani vengono inseriti in programmi di tirocinio aziendali e seguiti lungo questo nuovo percorso.

 

Il processo inizia con un colloquio, organizzato in base alla metodologia della Reconnaissance des Acquis, un approccio che mira a riconoscere e valorizzare le potenzialità e le competenze di un individuo attraverso la rilettura della sua storia personale, prendendo in considerazione non solo l’esperienza lavorativa, ma le conoscenze acquisite in tutti gli ambiti esperienziali di vita.

 

«È un modo “allargato” di interpretare i colloqui di valutazione – spiega Sara Nicu, referente per Integra –. Lavoriamo con ragazzi molto giovani che spesso non hanno esperienze lavorative pregresse: la maggior parte degli impieghi che ci vengono riportati si sono svolti in ambito familiare, con i nonni oppure con gli zii. Più in generale, sia i minorenni sia i neo-maggiorenni hanno delle competenze non strutturate: concentrandosi sull’individuo, emergono aspetti caratteriali, desideri e sogni che ci aiutano a rendere i ragazzi consapevoli di ciò che sono e di dove vogliono andare. In questa fase è molto importante pensare alle ambizioni e alle capacità in modo sostenibile, per la costruzione di un progetto individuale che sia il più possibile vicino alle reali chances dei ragazzi: perché sia un percorso che questi giovanissimi siano in grado di sostenere, perché non diventi un’ennesima frustrazione».

 

Durante le attività di orientamento al lavoro, i ragazzi sono incentivati a migliorare la loro formazione e ad approfondire quelle capacità e abilità emerse in base al processo di valutazione delle competenze.

 

«Il corso attivato sul territorio di Roma è durato un mese e si è sviluppato in quattro incontri con cadenza settimanale – racconta Tania Masuri, formatrice e referente del Servizio di orientamento al lavoro di Integra –. In aula affrontiamo i temi tradizionali: impariamo ad approcciare il mondo del lavoro con gli strumenti adeguati e lavoriamo al Curriculum Vitae e alla lettera di presentazione; simuliamo dei colloqui di lavoro, in modo che i ragazzi siano pronti ad affrontare gli incontri con le aziende; infine, approfondiamo i termini legati all’ambito lavorativo. Con gli stranieri è importante analizzare anche gli aspetti culturali del mondo del lavoro italiano: ad esempio, riguardo al genere, devo sempre specificare che il capo di un’azienda può essere sia un maschio che una femmina e, in quest’ultimo caso, è necessario spiegare che una donna è capo quanto un uomo».

 

Al termine del processo, i ragazzi vengono inseriti in percorsi di tirocinio aziendali, resi disponibili da alcune aziende che supportano il progetto Together. I tirocini proposti sul territorio romano hanno durata variabile: tre mesi per i neo-maggiorenni, cinque per i minori di età.

 

«Abbiamo qualche difficoltà a inserire in tirocinio i minorenni: sono diverse le aziende che li rifiutano – riflette Masuri –. I datori di lavoro sono preoccupati dalle responsabilità e purtroppo, in questi casi, non c’è spazio per trattare. Da questo punto di vista, ci sono comunque aziende molto virtuose con cui collaboriamo: l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio (EBTL), ad esempio, che ha inserito i ragazzi nell’ambito della ristorazione e in alcune strutture alberghiere del territorio; anche McDonald’s accompagna i ragazzi in un percorso formativo interno all’azienda, consentendo così ai giovani di crescere nella propria mansione».

 

Tra le collaborazioni attivate anche IKEA, che inserisce i ragazzi nel magazzino e nella ristorazione; alcune Cooperative Sociali, che occupano i giovani nell’ambito delle pulizie e nel giardinaggio; infine, piccole e medie imprese del territorio, come officine meccaniche, pizzerie e alimentari.

 

«Le aziende meglio disposte nei confronti dei minorenni sono proprio le imprese a conduzione familiare – conclude Tania –, anche se le grandi aziende offrono maggiori possibilità di contrattualizzazione. Seguire i ragazzi nel loro percorso è un’avventura: nostro compito è favorire una corretta comunicazione tra azienda e tirocinante. Ad esempio, è importante riuscire a tenere aperto un buon canale di comunicazione con il datore di lavoro per tenerlo aggiornato sul percorso del tirocinante e arginare le conseguenze di eventuali crisi personali, abbastanza frequenti per i ragazzi che si trovano in un Paese straniero da soli, senza riferimenti familiari: tanti datori di lavoro hanno imparato a parlare e a stare vicino a questi giovani. Un tirocinio non deve mai essere un parcheggio: la nostra mediazione è importante sia per l’azienda sia per i ragazzi, per non farli sentire soli».

 

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