Un appello della società civile chiede a Governo e Parlamento di preservare gli strumenti di accompagnamento all’autonomia dei giovani migranti arrivati soli in Italia.
In occasione dell’incardinamento del Disegno di Legge Immigrazione (S. 1869) in Commissione Affari Costituzionali del Senato, 27 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti hanno rivolto un appello a Governo e Parlamento, chiedendo di prestare attenzione ad alcuni elementi del provvedimento che potrebbero incidere sui percorsi di inclusione degli adolescenti arrivati soli in Italia.
Promuovono l’appello: ActionAid, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty International Italia, Associazione Agevolando, ASGI, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIES ONLUS, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, CISMAI, Cooperativa CivicoZero, CNCA, Defence for Children International, Fondazione Migrantes, Fondazione Terre des Hommes Italia, ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà, International Rescue Committee Italia, Intersos, Oxfam Italia, Refugees Welcome, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete.
Il quadro normativo di riferimento
La Legge 47/2017, nota come Legge Zampa, ha introdotto nel nostro ordinamento un sistema strutturato di protezione e accompagnamento per i minori stranieri non accompagnati, riconosciuto anche a livello europeo come un modello di riferimento e grazie a questi strumenti, negli anni molti giovani hanno potuto accedere a percorsi di studio, formazione e inserimento lavorativo.
Uno degli strumenti centrali di questa legge è il cosiddetto prosieguo amministrativo: la possibilità, per i giovani che raggiungono la maggiore età durante il percorso di accoglienza, di continuare a ricevere supporto istituzionale fino al massimo dei 21 anni, per completare studi, formazione e inserimento nel mondo del lavoro.
L’appello
Le organizzazioni firmatarie segnalano che il DDL in esame prevede una norma che limiterebbe categoricamente il prosieguo amministrativo al compimento dei 19 anni, riducendo il periodo attualmente disponibile.
Nel testo dell’appello, le organizzazioni sottolineano come il passaggio alla maggiore età rappresenti una fase particolarmente delicata per chi non dispone di una rete familiare di riferimento, e come la continuità del supporto in questa fase incida direttamente sulla solidità dei percorsi di inclusione.
Viene inoltre segnalata una possibile disparità di trattamento rispetto ai minori italiani affidati a comunità o in affido familiare, che possono beneficiare del prosieguo fino ai 21 anni.
L’appello richiama anche altri due aspetti del provvedimento: le modifiche in materia di rimpatrio assistito, con uno spostamento delle competenze dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa, e le norme collegate all’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che potrebbero avere ricadute sulle tutele previste per i minori non accompagnati nelle fasi di arrivo e screening.
Le richieste al Governo e al Parlamento
Le organizzazioni firmatarie invitano Governo e Parlamento a considerare la discussione del DDL come un’occasione per rafforzare la qualità del sistema di tutela. Nel dettaglio, chiedono di: preservare il prosieguo amministrativo, mantenendo la possibilità di una valutazione caso per caso fino ai 21 anni e di richiederlo anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età; tutelare le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti, mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul rimpatrio assistito e assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento dell’arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.







