Dall’Africa all’Europa: i nodi della tratta minorile

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“Strada Facendo. Dall’Africa all’Europa: i nodi della tratta minorile”: a Bologna, due giornate di formazione per approfondire il tema del rischio di tratta per le ragazze che arrivano sole sul territorio italiano, una tematica sempre più attuale che merita attenzione, confronto e formazione dedicata.

 

Strada Facendo. Dall’Africa all’Europa: i nodi della tratta minorile: è il titolo del corso di formazione organizzato da CesviASP Città di Bologna e Società Dolce nell’ambito del progetto Strada facendo, che si terrà a Bologna il 18 e il 19 maggio. Le due giornate di formazione, anticipate da una conferenza sul tema aperta alla cittadinanza, sono rivolte agli operatori del territorio per comprendere i percorsi e i progetti migratori dei giovani e, in particolare, il rischio di tratta per le ragazze adolescenti, soprattutto quelle che arrivano in Italia e in Europa attraverso le rotte centrali del Mediterraneo.

 

«Il fenomeno della tratta sul territorio di Bologna è molto cambiato negli ultimi anni – spiega Giorgio Di Mascio, coordinatore di Servizi residenziali per Minori della Cooperativa Sociale Società Dolce –. Fino a dieci anni fa erano le Forze dell’Ordine a gestire il fenomeno: le minori venivano intercettate per strada e portate in comunità. Spesso il meccanismo di sfruttamento metteva a rischio l’incolumità delle vittime e c’erano casi severi di brutalità, anche fisica, nei loro confronti: un tema importante era dunque quello della protezione delle ragazze. Le ragazze che incontriamo oggi non hanno più lo stesso rapporto di sudditanza con il proprio sfruttatore: la relazione è spesso mediata da un’ulteriore figura e su tutto vale la necessità di restituire il prestito contratto per il viaggio». Soprattutto nei casi di sfruttamento di minorenni, si riscontra un coinvolgimento attivo della famiglia della vittima, che prende i contatti con i trafficanti e sceglie una figlia da far partire per l’Europa per risollevare le sorti del nucleo familiare. In questi casi, «la minore sente di essere stata scelta dai parenti più stretti e avverte maggiormente il peso della responsabilità di aiutare i familiari», spiega spiega il Rapporto 2017 La tratta di esseri umani attraverso la rotta del Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

 

Nata alla fine degli Anni Ottanta, la Cooperativa Società Dolce lavora nell’ambito della tratta dal 2006, anni in cui si rileva una massiccia presenza in strada di ragazze vittime di sfruttamento sessuale prevalentemente romene e provenienti dall’Europa dell’Est. Nasce in quegli anni, a Bologna, la comunità di pronta accoglienza La Ginestra, un ricovero per le minorenni in difficoltà.

 

«Nell’ultimo anno – continua Di Mascio –, le ragazze qui accolte sono state circa 70: hanno tra i 16 e i 18 anni e sono per la maggior parte Nigeriane. La tratta interessa prevalentemente il sesso femminile, mentre si registrano pochi casi di giovani maschi. L’arrivo di minorenni sul territorio ha colto impreparato il nostro sistema di accoglienza: in particolare, con riferimento al tema della tratta delle ragazze minorenni, mancano luoghi protetti a loro dedicati, sullo stile di quelli rivolti alle vittime adulte. Le minori godono di tutte le tutele connesse alla minore età, prima fra tutti la possibilità di servizi più presenti; spesso, però, non hanno un supporto specialistico». Inoltre, sono spesso le stesse organizzazioni criminali a invitare le vittime a dichiarare di essere maggiorenni anche quando sono minori: «si tratta di un’informazione che viene divulgata per far sì che le vittime siano trasferite nei centri di accoglienza per adulti, in luoghi dove i trafficanti hanno maggiore facilità a raggiungerle: le strutture per minori sono, infatti, meno accessibili ai trafficanti e generalmente più controllate e protette», spiega a proposito il Rapporto 2017 OIM. «Al momento del loro arrivo in Italia, le vittime credono nei trafficanti più che in qualsiasi altra persona e provano per loro un forte sentimento di gratitudine per avere permesso loro di arrivare in Europa, facendosi carico del costo del viaggio». Infatti, è proprio la dichiarazione di non aver pagato nulla per il viaggio a destare maggiore allerta tra gli operatori e i servizi. Atri indicatori di sfruttamento rilevati nel 2016 dall’OIM sono: il genere, l’età, la nazionalità, lo stato psico-fisico, la situazione familiare.

 

«Negli scorsi anni si è guardato esplodere il fenomeno della tratta nell’impotenza di trovare le risposte più adeguate – conclude Di Mascio –. Permane il bisogno congiunto di indagare meglio il fenomeno con un affondo specifico sui minori non accompagnati vittime di tratta, una tematica sempre più attuale che merita attenzione, confronto e formazione dedicata». Sempre ricordando che, come conclude l’OIM nel suo Rapporto, «prestare tutela e protezione alle vittime di tratta significa, in ogni caso, sconvolgere il progetto migratorio e di vita di una persona. La vittima di tratta deve infatti innanzitutto prendere coscienza della propria condizione, di essere stata ingannata e sfruttata anche da persone di cui si fidava e rimodulare completamente il proprio progetto di vita», vedendo sgretolarsi la speranza riposta nel viaggio di una vita migliore.

 

Per saperne di piùRapporto OIM 2017 La tratta di esseri umani attraverso la rotta del Mediterraneo; il programma del corso di formazione Strada Facendo. Dall’Africa all’Europa: i nodi della tratta minorile

 

Maggiori informazioni sul canale web e sulla pagina Facebook del progetto Strada facendo

 

 

 

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